Birra Ichnusa Agriturismo Le Radici

#FuoriDalleRotte con Birra Ichnusa sulle Prealpi insieme a un lama

Il viaggio raccontato in questo post è stato offerto da Birra Ichnusa

Blessagno (CO), mercoledì 19 luglio 2017

Arrivare in ritardo ai raduni è il mio mestiere, per un motivo o un altro, riesco talentuosamente a farmi attendere e non perché mi vada di fare il vip, è che proprio la vita, quando urge che io arrivi in tempo, mi è avversa. Non sto quindi a descrivere i dettagli della cosa – ma non è la cacca – che mi tocca fare prima di raggiungere il bus che porterà l’intera combriccola su, nelle valli delle Prealpi, per questa giornata organizzata da Birra Ichnusa.

Il pulmino parte e porta in grembo un nugolo di giornalisti e blogger, il vostro Supposter preferito incluso. Le uniche cose degne di nota del tragitto sono: la proverbiale temperatura polare all’interno del veicolo e la magniloquente bellezza del panorama che esplode alla vista costeggiando il Lago di Como, con le montagne che emergono come enormi denti vegetali e il lucore argenteo del lago piatto accompagna il galleggiamento sonnecchiante di alcune imbarcazioni. Una roba da sindrome di Stendhal, dico sul serio.

L’autista del pulmino porta a compimento la sua missione, ovvero mollarci a Blessagno, in provincia di Como, dove due jeep caricano tutti e, scalate salite che, non scherzo, stavano a 45 gradi di pendenza, ci ri-smollano, stavolta a destinazione: l’Agriturismo Le Radici.

Birra Ichnusa Agriturismo Le Radici

Ad accoglierci la famiglia proprietaria della struttura, Sebastiano e Raffaella, marito e moglie, Giacomo, il figlio della coppia con la fidanzata Virginia.

Sebastiano è sardo ma vive stabilmente a Blessagno da quasi quarant’anni e, per l’occasione, veste gli abiti tradizionali della sua terra d’origine con camicia bianca, gilet e pantaloni neri di velluto. Ci da il benvenuto spiegando rapidamente la filosofia del luogo coi suoi occhi saggi, il volto che è una mappatura di profonde rughe che testimoniano fatica e lavoro ma, soprattutto, con diverse pause per contenere l’emozione. Sì, si commuove quando cerca di descrivere il suo legame con quello scorcio di paradiso fatto di altipiani vestiti d’erba, animali che vivono in libertà e da cui lui e la sua famiglia ricava quel che le bestie riescono a dare, senza forzare un sistema che si regge autonomamente e non è inquinato dalle schifezze dell’industria alimentare.

Birra Ichnusa Agriturismo Le Radici

Tant’è che per raggiungere il “caseificio” – che altro non è che un piccolo edificio in cui lui e il figlio producono un’esigua quantità di formaggi che poi vendono nell’agriturismo – devo schivare un arcipelago di merde dalla diversa stagionatura e consistenza, nonché colore, ma guai a voi se inorridite, cari difensori del chilometro-zero-senza-averne-mai-visto-uno: questo è un sistema perfetto, l’animale bruca l’erba, produce il latte e caga sui prati concimando le erbe che poi mangerà nuovamente. Semplice, lineare, come dovrebbe essere.

Cavallini della Giara - cavalli selvaggi che vivono allo stato brado in Sardegna poco inclini al contatto con l'uomo

Cavallini della Giara – cavalli selvaggi che vivono allo stato brado in Sardegna poco inclini al contatto con l’uomo

Al caseificio tutta la cricca mette negli stampi del formaggino fresco fatto mezz’ora prima da Sebastiano inserendo del caglio e si fa un giro dentro a vedere come stagionano le forme. Bevo un sorso di siero, ovvero il liquido che si separa dalla cagliata e che continua a fuoriuscire dalle forme all’inizio della stagionatura: un’acqua “pannosa” molto delicata, quasi confortante. É di latte di capra.

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Torniamo all’agriturismo, che consta di 5 camere, resta aperto da marzo fino a fine ottobre e prima che la famiglia di Sebastiano acquistasse il terreno, era un rudere in stato di abbandono.

Birra Ichnusa Agriturismo Le Radici

Prima del pranzo – sono già le 12.45 – Patrick Simoni, responsabile marketing di Ichnusa, illustra il mondo del marchio. Un’azienda radicata in modo indissolubile nella cultura sarda, un birrificio attivo dal 1912 e che quest’anno festeggia i 50 anni dello stabilimento di Assemini, alle porte di Cagliari. Il legame con una terra a volte aspra e bruta ma che, di contro, conserva un’umanità e un’incontaminata bellezza, va oltre il semplice storytelling pubblicitario. Il raduno è comunque l’occasione per presentare la nuova birra Non Filtrata, dal colore più scuro e torbido essendo un blend di due luppoli e con una bottiglia che va controcorrente con un collo corto, simile a quello delle bottiglie delle passate di pomodoro, per intenderci. Inoltre, Simoni ci tiene a mostrare la foto dei dipendenti dello stabilimento di Assemini nell’etichetta posteriore della bottiglia perché dietro un prodotto c’è sempre un lavoro di squarda.

Birra Ichnusa Agriturismo Le Radici

Si passa poi alla ricerca DOXA che ha ispirato questo viaggio, chiamato “Fuori dalle rotte”, ovvero la necessità di uscire dalla routine e dai consueti itinerari visitando zone meno turistiche ma non meno affascinanti. Dal sondaggio emerge un quadro particolare che attesta la crescente necessità di molti italiani di organizzare viaggi in autonomia (58%), di tornare alla genuinità della tavola (84%) e una riscoperta di sapori antichi e non per forza gourmet (83%). Inoltre, quasi tutti gli intervistati individuano in Ichnusa la bevanda-simbolo della Sardegna.

Però c’abbiamo un po’ di arsura (leggasi: sete) e degustiamo la Ichnusa Non Filtrata osservandone il perlage della schiuma e le qualità organolettiche: frutta esotica come l’ananas e un’assenza dell’amaro sono i tratti che più saltano al (mio) palato. Buona, molto buona e beverina senza essere arrogante come spesso accade con le birre artigianali.

Be’, se magna. La sala da pranzo è abbracciata da ampie vetrate che permettono di osservare il panorama, lunghe travi in legno corrono sul tetto e danno una sensazione di calore che sono certo, in inverno, diano un maggiore effetto scenico.

Il menu è semplice ma d’estrema efficacia: tagliere di salumi – il lardo è conciato da Giacomo – e formaggi, che sono quelli prodotti in loco sublime, la pancetta affumicata ha ancora i globi delle costolette croccanti in mezzo alle strie di grasso, la tometta di capra è, a mio avviso, il pezzo migliore in cui l’accento caprino della pasta è delicato e per niente esagerato come spesso accade coi formaggi caprini.

Birra Ichnusa Agriturismo Le Radici

culurgiones – ravioli tipici sardi ripieni di patate, mentuccia e pecorino – sono preparati dalla cuoca dell’agriturismo, che abita in una casa a ridosso, buoni sebbene un po’ indietro di sale.

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Ci viene servito anche un tagliere di bresaola e le formaggelle fresche che avevamo messo nelle forme un paio d’ore prima. Alt, però, perché arriva il colpo gobbo. Su piccoli pezzi di pane carasau, Giacomo ci serve giusto una puntina di caglietto. Cos’è? Il residuo delle poppate che resta nell’intestino dei capretti, viene asportato al momento della macellazione e la sacca col latte all’interno viene fatta stagionare e acidificare. In Sardegna è una tradizione ancora vivente tra i pastori, alcuni dei quali lo affumicano. Il sapore è fortissimo, intenso, come un pecorino ultrapiccante e pungente che, dopo qualche istante di masticazione, s’evolve in un gorgonzola. Insomma, roba per palati forti e che non si impressionano (io apprezzo).

Birra Ichnusa Agriturismo Le Radici

Un po’ provati dal lauto pranzo, c’aspetta una camminata, in teoria defaticante ma nella sostanza più impegnativa del previsto. A far da compagni alla carovana saranno i lama della tenuta.

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Quale migliore occasione per intessere un rapporto inter-specista con un camelide? In primis, i lama sono gli antenati di cammelli e dromedari, sono lanuginosi da fare quasi schifo e sono duri come la pietra, non solo in termini muscolari. Hanno quell’espressione un po’ idiota che però depista. Sono animali estremamente intelligenti e attenti a ciò che avviene nell’ambiente circostante, rispettano le gerarchie del gregge e se gli fai girare i coglioni, ti sputano in faccia.

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A me tocca tenere a guinzaglio Curcuma, lama femmina color crema dalle chiazze marroncine. All’inizio è riluttante all’idea di farsi guidare da un umano barbuto come me, provo a tirarla un po’ ma col suo lungo collo oppone resistenza. Glielo dico: Se mi sputi, m’incazzo. Lei capisce e non mi sputa.

 

Il sentiero che percorriamo tutti assieme costeggia dei dirupi che se soffri di vertigini non sono proprio un toccasana. Curcuma fa le bizza, ogni tanto, soprattutto quando la carovana davanti si ferma e lei, per emulazione, non vuole ripartire. Con le tecniche persuasive del mandriano dilettante, riesco comunque a farla ripartire finché non arriviamo, dopo una venuzza di terra che 4 piedi uno accanto all’altro non ci stanno, all’acme panoramico della giornata: una vista incredibile su un ramo del Lago di Como, che non so se sia quello che volge a mezzogiorno ma so che m’è aumentato il battito cardiaco.

Birra Ichnusa Agriturismo Le Radici

Curcuma però se ne fotte amabilmente, scippa erba dalla collina, mastica e mi guarda di sbieco con la sua faccia da lama. Il ritorno è più fluido del previsto e quando mi accomiato la vedo rattristata, non vorrebbe che ci lasciassimo mai più. Ma, gioia mia, io me ne vado, ho una vita da umano davanti a me.

Ad ogni modo, detengo una serie di video che documentano l’avventura lamesca.

Ma c’è un’ultimissima missione: la mungitura delle capre. Si va nella stalla e prima Sebastiano ci presenta due becchi, Matteo che ha un gran bel ciuffo e l’altro che sarebbe il dominante ma di cui ho dimenticato il nome.

Matteo, quello col ciuffo

Matteo, quello col ciuffo

Devo dire che tutti gli animali che ho visto – dalle capre ai cavallini selvatici della Giara, passando per delle bufale – erano in stato di salute smagliante, per niente smagriti, dal pelo lucido e sano, segno che un allevamento consapevole che tiene veramente conto del benessere degli animali può esistere e che correnti come veganesimo e vegetarianesimo dovrebbero tenerne conto anziché considerare solo l’estremo a cui (giustamente) si contrappongono, ovvero la zootecnia intensiva.

Birra Ichnusa Agriturismo Le Radici

Le caprette sono le nere verzasche, animali in via d’estinzione. Nella stalla che accoglie circa 100 esemplari, mi siedo su uno sgabellino mentre una capra mi rivolge culo e mammelle, Sebastiano mi mostra come tenere le dita e quale movimento svolgere – serrare con indice e pollice la parte sporgente, come un cappio, e poi con le altre dita stringere affinché il latte sgorghi – e in due secondi imparo. Le tette delle capre sono elastiche e calde, c’è un piacere perverso nel mungerle, non di eccitante eh, ma qualcosa di estremamente divertente nonché confortevole. La mia capretta è diligente e si lascia mungere fino alla fine.

E la fine dice che è anche giunta l’ora di sloggiare, quindi tra saluti e baci, andiamo via dall’Agriturismo Le Radici lasciando un bell’ecosistema in cui l’interazione tra uomo, piante e animali è in perfetto equilibrio, basato sul mutuo rispetto.

La stanchezza è forte e mi metto col naso attaccato al finestrino del pulmino per ammirare il panorama. Mentre scendiamo a valle, passando da una curva all’ingresso di Blessagno, vedo campeggiare sopra una fontanella un severissimo cartello: Vietato Lordare L’Acqua. Penso che lordare sia proprio un gran bel verbo.

Stay tuna