MANGIARE PALERMO

Mentre scrivo un libro a Palermo, perlustro la zona tra cibo biliciaro e cose-gurmé

Lo dissi a più riprese: sto scrivendo un libro. Esce tra qualche mese, sicuramente entro quest’anno. Posso anche dire con chi: Longanesi. E vi giuro che sono preso d’un bene che, che ne so, non so. Da quando ero marmocchio volevo scrivere un libro tutto mio e ora lo sto facendo, tra l’altro per una casa editrice prestigiosa.

Basta guapparìarsi, però, qui c’è un servizio pubblico da svolgere. Sono stato 14 giorni a Palermo, recluso in casa a scrivere, nelle pause me ne sono andato a zonzo a mangiucchiare.

Ho mangiato tanto. Tantissimo cibo biliciaro – che vuol dire “violento, brooootal” – da strada ma anche qualcosina che strizza l’occhio al gurmé.

Ho notato una certa milanesizzazione nella nuova ristorazione, l’afflusso turistico degli ultimi 2-3 anni ha dato il là a una valanga di locali, alcuni molto curati nel layout, chissà se tale cura è riposta anche nei piatti.

Ad ogni modo, a Palermo le culture non muoiono. Trovi ancora lo stigghiolaro, il frittolaro – la frittola è una cosa mitologica, vi invito a fare delle ricerche, se avete il coraggio – la quarume, mussu e carcagnola, tutti piatti nati dall’esigenza di riciclare anche lo scarto, in alcuni casi ai confini della putrefazione (vedi alla voce frittola). A Palermo non si butta via niente, i sapori sono forti, è tutto molto hardcore.

Sono stato senza macchina e ho alloggiato in casa di amici in pieno centro storico, quindi non mi sono mosso granché da un raggio abbastanza ristretto. Mi si perdoni.

Lo so che direte: Non Sei Andato Qui! Non Sei Andato Lì! Oh, c’ho uno stomaco solo, anche se a più scomparti e comunque non ho ancora stipulato un abbonamento col cardiologo. Ma tanto torno, anzi, tonno a Paliemmo, che mi fa sempre un effetto rilassante per staccare dai ritmi assurdi della bolla milanese.

Non è una classifica, l’ordine è casuale. I prezzi, là dove sono indicati, sono quelli che ho pagato solo per me.

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QUATTROMANI

via Francesco Riso 3, Palermo – www.ristorantequattromani.com

Ristorante aperto da pochissimo, ha una sala ampia e molto elegante con alte volte bianche, atmosfera da locale-pettinato. La cucina non ha velleità gurmé, si tiene aderente alla tradizione.

Antipasti ottimi, la caponata ha le giuste consistenze e un agrodolce sublime, buono anche il fritto di fiori di zucchina.

Prendo dei paccheri con un guazzetto di vongole e gamberi in cui, insomma, si poteva fare di meglio: pasta al limite della cottura, gamberi troppo avanti tant’è che si spappolano appena li sfioro con la forchetta.

Tre mie amiche ordinano un merluzzo al vapore. Arriva un nasello – che è diverso – intero con tanto di testa, pinne e lische, chiuso a cerchio con la pinna caudale in bocca. L’effetto è un po’ horror ma il peggio è che il cameriere non si prodiga di pulire il pesce. Regola base: se servi un pesce intero, il cameriere si mette su un carrello di servizio accanto, sfiletta e monda il tutto. Il cliente non deve star lì a ispezionare ogni forchettata. Errore d’ingenuità, a mio avviso, abbastanza grave.

Infine anche il dessert non regala emozioni, la tarte tatin è scadente.

Costo con birra, 30 €.

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PANIFICIO BONACCORSO

Discesa Maccheronai 29, Palermo

Sì, metto anche un panificio perché non si può prescindere dalla tradizione fornaia e dei “pezzi”. Era il forno vicino casa, quindi molto comodo. Mi svagono un panino alle olive non volevo prendere ma il ragazzo mi ha corrotto perché è appena sfornato. Poi una talebana che è un pezzo di focaccia con olive e pomodorino, semplice ma eccellente e uno sfincione – base morbida ma sotto croccante simile a una focaccia condita con pomodoro, cipolla, caciocavallo e acciughe – davvero super.

Il panino costava, mi pare, 2 €, il resto me l’hanno offerto (ma coi prezzi siamo giù di lì)

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NNI FRANCO U’ VASTIDDARU

Via Vittorio Emanuele 102, Palermo

Un’istituzione in declino. Da quando è morto Franco Valenti, due anni fa, la qualità è andata via via scendendo.

Ci vado due volte. La prima prendo un panino con panelle e crocché (le crocchette di patate) incandescenti ma davvero misero, ci saranno state sì e no 4 panelle in croce e anche molto salate.

Ci torno una domenica con la famiglia in visita di stato, assaggio alcuni pezzi del fritto misto: crostini (pane in cassetta panato e fritto ripieno di besciamella e prosciutto) molto buoni ma il resto da dimenticare, il riso delle arancine sfaldato, le crocchette secche e unte. Male.

Il panino con panelle è costato 1,50 €, il fritto l’ha pagato papà.

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PIZZO & PIZZO

Via XII Gennaio 1, Palermo

Ci vado una sera in prossimità della chiusura. Dalla regia mi dicono che è un locale rinomato, mi fido.

Ordino due piatti: il polpo è un po’ crudo, tenace alla masticazione, sebbene la qualità sia buona. Meglio il fritto misto, croccante e asciutto, si fa digerire che è una meraviglia.

Con vino, 25 €.

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VUCCIRIA

Piazza Caracciolo, Palermo

Un tempo era uno dei mercati storici di Palermo, adesso sono rimasti tre pescivendoli, qualche fruttivendolo. La sera, soprattutto nel week end, nella piazza Caracciolo s’innalzano fumi di graticola imperiosi.

Faccio tre sopralluoghi. Una sera mi sparo panino con involtini di pesce spada e polpetto alla griglia, che il tizio schiaffa sulla graticola come se avesse lanciato sul pavimento una di quelle manine elastiche che si trovavano nelle patatine. Buonino il panino – tantissimo e furbissimo pangrattato nel ripieno – meglio il polpetto, che si mangia con tutte le interiora, inchiostro compreso.

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Gioacchino si piazza alla Vucciria soltanto dal giovedì al sabato, dal tardo pomeriggio in poi, accanto a “Pirtusiddu”, una vineria alla buona. Pane, panelle, crocchè e “rascatura” (ovvero i rimasugli degli impasti di panelle e crocchette reimpastati assieme con una tempesta di cipollotto e fritti: sempre per quella storia del recupero fino alla morta) è la specialità. Non metto la rascatura solo perché non l’avevano. Panino nettamente superiore a quello di Franco, sia per la qualità del pane che per le panelle in sé, fritte perfettamente e per niente pesanti.

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Terzo giro con: spiedini di porco simil-arrosticini (buoni), mangia e bevi – cipollotto avvolto nella pancetta, che spesso molti confondono (e qualcuno a Milano vende) con la stigliola – (molto buoni) e Sua Maestà La Stigghiola, quella originale, ovvero intestino alla griglia. Così, nudo e crudo, al massimo sale e pepe e succo di limone. Per palati raffinatamente forti, nell’intestino ci sta la merda e il sapore si sente. Bellissima.

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Panino con involtino e polpetto: 10 € / panino con panelle e crocché: 2 € (se non ricordo male) / carnazza: ha pagato un mio amico (ma te la cavi con meno di 10 €).

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TRATTORIA DA PINO

Via dello Spezio 6, Palermo

Posto davvero alla buona, anzi, alla buonissima, senza pretese, livello igienico al limite. Servizio però accogliente e sorridente, come d’altronde quasi ovunque a Palermo.

I piatti sul menu sono sempre gli stessi da anni. Prendo una pasta con le sarde e muddica atturrata, un po’ liquidina ma molto gustosa, mi prendo bene con la cottura della pasta, perfettamente al dente.

M’entusiasmi giusto meno il bollito di manzo, sebbene morbidissimo, condendolo con un filo di succo di limone e un po’ di sale, rinsavisce un po’.

Ha pagato una mia amica, ma i prezzi sono popolarissimi (proprio perché ha pagato lei che è sempre con le pezze al culo. Tivvibbì).

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IL GENIO DELLA VUCCIRIA

Via Vittorio Emanuele 119, Palermo

É una hamburgeria che da direttamente sulla strada sebbene abbia una minuscola sala con una decina di posti a sedere. Come unire il trend dell’hamburger con la cultura del cibo mordi e fuggi consumato direttamente sul marciapiede.

Ci vado in una sera tarda ad alta gradazione alcolica ma sono abbastanza in me per dire che il tizio, che si chiama Nazareno, è gentilissimo e il panino che mi serve e che mi sono assemblato con polpetta di angus, bacon, mozzarella, funghi e una foglietta di insalata per sgrassare era ottimo, cottura eseguita come da ordinazione, il pane che non si sfalda tra le mani.

Mi pare fosse 10 € circa (c’ho bevuto un gin secco di sopra).

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LA TONNARA

Piazza Tonnara 19, Palermo

Qui ci si va con la macchina, dovevamo andare in una pizzeria poco più in là che si affaccia sul mare ma c’era troppo bordello e abbiamo ripiegato su questo locale che dall’esterno non pareva promettere granché.

Mai piano B fu migliore.

Fritto di gamberi e molluschi un po’ untino ma gradevole, zuppa di cozze di lusso. Ho fatto scarpetta, calzini e canottiera.

Di norma non ordino mai la pizza ai frutti di mare ma stavolta m’è venuto il ghiribizzo. Tiè, che bomba. Carica di condimento, senza mozzarella, sembra una zuppa di pesce su base friabile e croccante di pizza, tra l’altro digeribilissima. Grandi emozioni palatali.

Con birra, 25 €.

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LA KALA

Piazza Fonderia 8, Palermo

Vi dirò, a me i dolci non piacciono, soprattutto quelli siciliani, iper-zuccherini. Quindi ho evitato cannoli, cassate – che detesto – però un paio di gelati me li sono coddati con sommo gaudio. Sempre nella stessa gelateria, entrambi, due brosce in cui la crema spumeggiava. Sono un grande estimatore del pistacchio, che ho preso in tutte e due le occasioni: una accompagnato da un gelato di fichi e noci – delicato ma con personalità – e il setteveli (che sarebbe una tipica torta palermitana in cui regna sovrano il cioccolato). Promozione senza riserva sebbene mi abbiano detto che non sia la migliore gelateria di Palermo, ma va bene uguale.

Broscia 2,50 €

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FERRO DI CAVALLO

Via Venezia 20, Palermo

Trattoria popolare anch’essa presa d’assalto dai turisti. Il servizio è un po’ sbrigativo, il menu è stampato sulle tovaglie di carta che rivestono il tavolo. Prezzi infimi: primi a 6 €, secondi a 8.

Pasta con le sarde eccellente, il condimento mi piace più di quella di Pino ma, a confronto, soccombe con la cottura, sebbene non sia scotta.

Assaggio la grigliata di gamberi della mia amica, materia prima molto buona, non c’è molto da dissertare su un piatto fin troppo semplice.

Gira, rota e firrìa, alla fine lì si paga sempre 10 € a testa. Mistero della feta.

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ROCKY

zona Vucciria

Baracchino da strada che qualcuno ricorderà per essere stato protagonista della puntata palermitana di “Unti e Bisunti” con Chef Rubio. L’anno scorso mangiai il pane ca’ meusa di Viviano in corso dei Mille e fu un’esperienza tra il mistico e l’estremo, sapore fortissimo ma convincente.

Il pane ca’ meusa di Rocky è meno “cattivo”, lo “marito” con caciocavallo e limone. Tra l’altro il taglio della meusa (milza, che viene soffritta nello strutto insieme a polmone e pezzetti di trachea che danno croccantezza al ripieno) è sottilissimo, da un lato un bene per ogni morso, dall’altro si perde il tocco forte e arrogante caratteristico.

Per 2 € va comunque bene.

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BAR ROSANERO

Piazzetta Porta Reale 6, Palermo

Se le arancine del Bar Touring, che è giusto dirimpetto, sono enormi (ma non sempre entusiasmanti: provate l’anno scorso), Bar Rosanero sono di livello superiore.

Appena fritte, la panatura è croccantissima e resistente, il riso ben cotto nonostante le due cotture (bollitura e la successiva frittura, in cui sostanzialmente si ri-cuoce a vapore) e dai chicchi separati ma coesi.

Ripieno accarne molto buono, si sente l’acidità del vino rosso nel ragù. Ripieno abburro ancora più buono ma perché tra le due tipologie preferisco questa.

Con una bottiglietta d’acqua, 4,40 €.

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FRIGGITORIA DA DAVIDE

Via della Croce Rossa 199, Palermo

Mi ci porta una coppia di amici che mi racconta come Davide prima fosse solo un ambulante e, solo di recente, ha messo su questo locale, senza posti a sedere ma si può consumare su degli sgabellini e un bancone.

Assaggio il crostino con besciamella, funghi e speck ed è davvero ottimo, bello gradasso. Il cuoppo  di fritto misto con panelle, crocché e crocchette di pollo (queste palesemente surgelate) mi piace molto, fritto asciutto e di facile digestione.

Hanno pagato i miei amici, ma mi pare fossimo sui 10 € con tanto di birra.

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CARIZZI D’AMURI

via Lungarini 21, Palermo

Qui si va di aspirazioni gurmé. Locale pettinato, camerieri solerti però un po’ eccessivi nei modi ma comunque educati, i piatti proposti cercano sempre il colpetto ad effetto. Gli riesce? Vediamo.

L’antipasto è un polpo su pesto leggero di basilico, patate e paprika piccante: eseguito bene, quanto meno nella cottura del polpo, il pesto è veramente leggero. Diciamo che, per come l’aveva messa il cameriere, avrebbe dovuto farmi guizzare come un razzo. Il piatto in sé è scomodo, quando devo sorseggiare il vino non so dove poggiare le posate senza farle capitombolare sulla tovaglia.

Il primo è una mezza porzione di risotto agli agrumi con gamberi. Ora, si può mai presentare un riso talmente slegato e privo di mantecatura? Il chicco è anche un po’ sgranato e sfarinoso alla masticazione, francamente non ci trovo nulla di interessante, tanto meno emozionante. Male.

Prendo anche un secondo incuriosito dal caffè sulla crema di vongole che accompagna dei “fiori” di spigola. Mah, francamente l’abbinamento è azzardato e mal calibrato, il caffè soverchia la crema di vongole che, presa a solo, è delicata e gustosa. Il filetto di spigola (leggasi: branzino) è ben cotto.

Non mi ha convinto, non ci tornerei.

Con calice di vino, 38,50 €.

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I CUOCHINI

Via Ruggiero Settimo 68, Palermo

Specializzati in “pezzi” mini, ne ho sentito parlare innumerevoli volte. Molti me ne hanno decantato le materie prime, altri la qualità delle esecuzioni. Ogni pezzo costa 70 centesimi, quando arrivo – è l’ora di pranzo – i tavolini d’appoggio sono tutti occupati, il bancone ha ancora un po’ di roba esposta, mi faccio fare un vassoietto con 10 pezzi. Torno a casa e scarto.

Se la crocchetta al latte e la bombetta ripiena di prosciutto e formaggio mi piacciono e anche di brutto, il resto sta tra un sufficiente (arancine, panzerotto alla besciamella e quello fritto con ripieno di acciughe) e non-mi-piace (pasticcino con pasta dolce e ripieno di ragù).

Discreto, non eclatante.

Costo 7 € ma perché sono un maiale senza fondo.

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MARGÓ

Piazza Sant’Onofrio 3, Palermo

Il Frida giusto accanto è gremito di gente così troviamo posto qui. In un tavolo adiacente, un bambino russo rompicoglioni ci sfonda lo scroto sbattendo una palla di gomma continuamente sulle assi di legno che fanno da pavimento e senza che nessuno dei 3 adulti che sono con lui si premuri di fermarlo.

Servizio lento, molto lento e un po’ distratto. Prendo una caponata di pesce spada che è stracotta, una poltiglia poco gradevole, perfino lo spada è disfatto. Regà, dai.

La pizza va meglio, è bella tosta con melanzane, caciocavallo, bufala e pomodoro a fette, la pasta è ben lievitata (non gonfia in pancia) e ben cotta, non il massimo della vita ma, se proprio devo dirlo, a Milano ne ho mangiate di peggiori (e anche più decantate).

Con birra, 14 €.

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Stay tuna