Breece D'J Pancake Trilobiti

“Trilobiti” di Breece D’J Pancake, (non solo) uno scrittore per scrittori

Sembra quasi di vederli i volti di questi racconti senza che l’autore ne fornisca dettagli: scavati da una stanchezza esistenziale, lo sguardo che inciampa a metà strada tra la malinconia e la disperazione figlia di un passato che ha lascito ferite che non si rimarginano mai.

In Trilobiti sono raccolti tutti e dodici i racconti scritti da Breece Dexter John Pancake, di cui solo la metà sono stati pubblicati sull’Atlantic Monthly quando l’autore era in vita. Nato in West Virginia nel 1952,  è infatti morto l’8 aprile 1979 in quello che è uno dei più strani casi di suicidio della storia della letteratura – s’è sparato un colpo in testa durante una notte di bagordi e fughe. La sua breve vita è stata segnata da due gravi lutti ravvicinati: la scomparsa del padre nel 1976 seguita a pochi mesi da quella di uno dei suoi più cari amici.

Breece D'J Pancake Trilobiti

Eppure chi lo ha conosciuto, ad esempio John Casey che lo incontrò alla Fork Union Military Academy, dipinge Pancake come una mente curiosa e rigorosa, una spugna che assorbiva ogni nozione tramutandola in esperienza, devoto assoluto del potere della parola, tanto che dei racconti realizzava quattro stesure a mano e una decina a macchina. Un’ossessiva ricerca della perfezione stilistica.

Lo stile, appunto. Crudo e viscerale, feroce e cinico eppure con una ricchezza linguistica e poetica sopraffina, con una capacità di descrivere ambienti e stati d’animo con poche parole ben assestate davvero fuori dalla norma. È uno scrittore per scrittori o per chi ama un linguaggio ricco e pulsante.

Pancake salta spesso nella narrazione ma lo fa con l’estro di chi sa cosa fa, di chi è in grado di tagliuzzare la storia riducendola all’osso senza perdere un briciolo di potenza ed espressività.

Breece D'J Pancake Trilobiti

Joyce Carol Oates lo ha paragonato a Hemingway, a me ricorda Carver per via di storie di ordinaria desolazione e Flannery O’Connor per il cupo esistenzialismo.

Collezionava fossili e armi da fuoco, andava a caccia e a pesca e i suoi interessi si riversano nelle vicende di personaggi tormentati da una quotidianità che non gli lascia via di scampo. Era un fervente credente eppure Skeevy, Buddy, Colly e tutti gli altri abitanti di queste pagine paiono abbandonati al loro destino, senza possibilità di redenzione divina, avvolti dall’olezzo della morte che soffia come un vento vigliacco, una solitudine cosmica accentuata dai paesaggi del West Virginia, di cui l’uomo è dominatore.

Nella mente di molti suoi personaggi balena sempre qualcosa di tragico. Quasi un’idea improvvisa che si accende come un faro sulla scena buia. La stessa idea, forse, che lo indusse a premere il grilletto.

Trilobiti | Minimum Fax | 191 pagine | 16 euro

Stay tuna

[photo credit | quella dell’autore l’ho presa da uvamagazine.org]