Jazz di Paolo Fresu e Luce Frescobaldi al MUDEC, ma anche un buffet bistellato. La stessa sera

26 settembre 2016, MUDEC, via Tortona 56, Milano

Quando ho ricevuto l’email d’invito all’evento che vedeva Paolo Fresu e Lamberto Frescobaldi con Nick The Nightfly e lo chef stellato Enrico Bartolini, mi si sono drizzati gli antennini, ho chiamato il Neurone Fritto, ovvero l’ultimo che m’è rimasto e, insieme abbiamo deliberato: Vado!

L’evento si tiene al Mudec di via Tortona 56 a Milano, luogo in cui non ho mai messo piede e coniugare musica e cucina, le mie due più grandi passioni, è un terno al lotto.

É Nick The Nightfly, speaker di Radio Monte Carlo, a condurre l’evento.

Frsu, Nick The Nightfly, Frescobaldi

Fresu siede alla sua destra, Frescobaldi a sinistra ed è il jazzista ad aprire i discorsi sottolineando come la passione, quella vera, sia il motore di tutto e che per lui è stata la spinta che lo ha condotto in luoghi impensabili per uno come lui venuto da un microscopico paesino della provincia di Sassari.

Il marchese Frescobaldi racconta com’è nato Luce, il vino che sarà in degustazione a seguire: l’incontro con Robert Mondavi e il nome dato dalla moglie Margrit dopo un temporale nei pressi di Montalcino, col cielo che si schiude e lascia penetrare una lama folgorante di sole, Chiamiamolo Luce, esclamò la business-woman americana scomparsa il 2 settembre scorso. Un blend incredibile di Sangiovese e Merlot – vitigno comparso in zona solo di recente – nella terra madre del Brunello, una sfida che rompeva con la tradizione vinicola del territorio, una scelta che 20 anni fa metteva in campo coraggio e immensa passione, creando un vino strutturato e dal bouquet complesso che nasce dai 50 ettari impiantati a sud-ovest di Montalcino, a 564 metri d’altezza.

Fresu, armato di rack, tromba e filicorno, delizia tutti col primo dei tre intermezzi musicali, con il delay disegna sovrapposizioni e armonizzazioni di una splendida melodia evocativa che accompagna la platea verso un’altra dimensione.

Fresu., Nick The Nightfly, Frescobaldi

Si parla poi della grande varietà del territorio italiano, che in enogastronomia si traduce in ricchezza, un patrimonio inestimabile e invidiatoci all’estero. I tre sorseggiano dei calici di Luce stappati davanti la platea e Fresu prende in mano la tromba: stavolta è un brano notturno e sinuoso sostenuto da un giro di armoniche messe in loop dal laptop. Chiude il brano con una nota lunghissima tenuta per quasi un minuto grazie alla tecnica della respirazione circolare, usata solo per pochi altri strumenti tradizionali al mondo come le launeddas sarde e il didgeridoo australiano.

Frescobaldi annuncia l’apertura di una nuova cantina dedicata a Luce e poi sbuca un cofanetto che abbina una bottiglia del suo vino con una versione limitata del vinile di Eros, l’ultimo album di Fresu pubblicato ad aprile. Nel disco sono incluse anche le cover di Teardrop dei Massive Attack e What Lies Ahead, inedito di Peter Gabriel. Ed è proprio con un estratto da Eros, My Soul My Spirit, che su disco è cantata da Natacha Atlas, cantante belga di origini ebreo-sefardite/egiziane: sento le dolenti variazioni del qawwali di Nusrat Fateh Ali Khan senza mai strabordare come faceva il famoso singer pakistano. Toccante e ricca d’atmosfera, trascina la conferenza verso la fine.

Ma la serata non è mica terminata, perché mi dirigo in un’altra sala dove verrà servito il rinfresco ideato dallo chef 2 stelle Michelin Enrico Bartolini, executive del ristorante del MUDEC.

MUDEC

Io comincio a muovermi nel marasma di invitati che allunga le mani su ogni vassoio che passa. Prima però mi rifornisco di un calice di Luce, che è invero qualcosa di stupendo al palato, morbido ma nel contempo ricco di carattere, con le sue note di pepe e noce moscata, nonché di frutti di bosco a fargli da spina dorsale.

Luce Frescobaldi

Acchiappo un’alice in saor rivisitata dal lieve agrodolce che non sostiene il sapore del pesce.

Alice in saor

La tartare di manzo con emulsione al curry è morbida e aggraziata, così come la tartare di ricciola.

Tartare di manzo

Tartare di ricciola

Ha poco da dire invece la lattughina con salsa rosa e gomasio

Lattughina, salsa rosa, gomasio

mentre qualche spinta in più la dà il sigaro fatto con buccia di patata dolce americana fritta ripieno di topinambour, porcini, parmigiano e lamponi. Per creare la finta cenere c’è della maltodestrina.

Sigaro

Vedo girovagare un gambero fritto e una palla lucente rossastra, non arrivo a nessuno dei due perché il branco di predatori-da-buffet è lesto a far razzie dei vassoi trasportati dai camerieri. Vedo anche le consuete scene da due-piattini-alla-volta. Mah, certe cose non le capirò mai. Ma a mali estremi, estremi rimedi, mi piazzo accanto la porta d’uscita così ghermisco una ciotola con una crema spumosa: patata, uovo e uova (???). Che dire, sapore blando, neanche andando sul fondo del piatto intercetto un’emozione.

Patata, uovo e uova

C’è tempo per una microbaguette con lardo e miele alquanto ordinaria

Baguette, lardo, miele

e una pallina fritta che mi viene presentata come oliva ascolana moderna e qui penso subito al carneplastico futurista: ovviamente non è la solita oliva ascolana ma una crema con dei frammenti d’oliva in mezzo. Mmmm, raga, sono un po’ perplesso.

Oliva ascolana

Giunge l’ora di uno dei must di Bartolini, il risotto con rape rosse, scenografico col suo Pantone 213 e salsa di gorgonzola: buono, direi ottimo ma qualcuno che lo ha assaggiato seduto al ristorante mi rivela che oggi è sottotono. Ci credo? Ci provo, a me comunque piace.

Risotto alle rape rosse

Tris di dolci per finire: bignè alla crema, lollipop con cocco, cacao e argento con quest’ultimo che è solo un coup de theatre visivo ma ininfluente al palato e una sfera di frutto della passione ripiena di mango e ricotta, tutto buono ma senza picchi assoluti di entusiasmo per le mie papille.

bigné Lollipop, cacao, cocco, argento Frutto della passione e ricotta

Ho ancora del vino nel terzo calice da assaporare, con una leggera ebrezza me ne torno a casa con ancora le note di Fresu che mi volteggiano tra le sinapsi, pure e confortevoli come un sorso di Luce.