Dopo 4 giorni di abominio carnivoro senza sosta con contorno di rutti e pancreas gras, apro il frigo alla ricerca di qualche inerme vegetale pronto per il Supremo Sacrifizio Depurativo. Ma non troppo. Dato che il mio desiderio di cavolfiori pari solo a quello di una donna pregnante rimarrà insoddisfatto almeno fino alla prossima incursione al supermercato, improvviso un primo piatto con quello che scorgo nei meandri più nascosti e inesplorati del mio refrigeratore da 44 centimetri quadrati.

Tofarelle

Acchiappo gli spinaci, li lavo e li lascio a foglie intere. Taglio a julienne del radicchio, lavo anche codesto figlio della terra e, non appena l’olio in padella, accompagnato da uno spicchio d’aglio vestito, sfrigola, sia il rosso radicchio che il verde spinacio vanno a farsi scottare, con tanto d’acqua di lavaggio. Aggiungo un pizzico di sale e un mestolo d’acqua bollente che prelevo dalla pentola in cui, tra poco, cuocerò la pasta.

Denocciolo al coltello alcune olive nere che, non appena le verdure appassiscono, aggiungo in padella, insieme a una bustina di polvere di zafferano. Incorporo e spengo la fiamma.

Annego la pasta in pentola, sono delle tofarelle (delle specie di conchiglie rigate prodotte da un’azienda che svelerò finché non mi stipendierà come endorser), l’acqua è già salata e, dopo due minuti di cottura sulla fiamma, lascio cuocere per infusione lontano dal fornello fino a che non raggiunge la consistenza che esigo. Brutte bastarde.

Tiro fuori la pasta dalla pentola, la salto in padella e poi dispongo nel piatto con un po’ d ricotta salata e una spolverata di pepe nero.

Stay tuna

Il DisconsiglioJack Dejohnette & Foday Musa Suso, Music From The Hearts Of The Masters, annata 2005