Mi sono seduto di fronte allo specchio, mi sono guardato per benino ispezionando con cura i punti neri, le rughe che tardano ad arrivare consegnandomi così un aspetto più saggio e meravigliosamente più affascinante – lamentati -, ma ho comunque constatato di possedere una gran bella faccia di minchia, così, tagliando corto, mi sono detto: aggiorniamo il blog. Che non lo facciamo da mesi. E facciamolo più spesso. Nonostante sia abilissimo a rompere le promesse stipulate con me stesso, stavolta mi sono strizzato le palle ben bene e di ritorno, senza preamboli lunghi incentrati sulla mia insulsa e insignificante esistenza di scarafaggio kafkiano, metto sul piatto un primo che, te lo dico, sono veramente fiero d’aver coniato. Ho tratto ispirazione da una ricetta intercettata sul web, che ho prontamente rivisitato apportando un paio di modifiche, oltre ad aver aggiunto un ingrediente neanche lontanamente contemplato.

Quindi, dopo mesi che non ti narro e non mi leggi, mi ripresento. Ciao, sono l’Uomo Senza Tonno e questi sono

Rigatoni con

Fonduta di pecorino

Fave spadellate

e

Polvere di pomodoro

Rigatoni con fave, fonduta pecorino e polvere pomodoro

Ingredienti! Per una persona (poi ti prendi il pallottoliere e moltiplichi per quanti ospiti c’hai)

– 90 g di rigatoni (per farla dietetica e da brave persone, io ne butto circa 120)
– 190 g di fave fresche (che, al netto dei baccelli, sono un cazzo, tipo 50 grammi, se la provvidenza t’assiste)
– 25 cl di latte scremato (che quello anche solo parzialmente mi fa salire i succhi gastrici fino all’amigdala)
– 40 g di pecorino romano DOP
– polvere di pomodoro a piacimento e godimento
– sale
– divina provvidenza

In ordine cronologico, per questa diavoleria firmata Uomo Senza Tonno, si parte dalla polvere di pomodoro.Ti starai già chiedendo che razza di fighetteria inutile sia questa. Fighetteria un cazzo, perché una volta provata ti ci faresti anche lo scrub. Per ricavare la polvere dal rosso frutto, si possono perseguire due strade. La prima – ma non è stagione, ergo pensaci da giugno in poi – spellando il pomodoro fresco, essiccandone le bucce e poi passandole in forno a 80° per 2-3 ore, in base all’efficacia del tuo attrezzo fornaiolo. Oppure, il metodo impiegato dal sottoscritto, più rapido, ovvero acquistando dei sorridentipomodori secchi, aprendoli e battendoli un po’ in modo che le parti in cui il pomodoro si ripiega vengano distese, e infornandoli a 80° per 2-3 ore, sempre in base alla putenza del forno. Una volta terminata questa ennesima essicatura a bassa temperatura, i pomodori vanno ridotti in polvere o frullandoli o battendoli avvolti in un panno. Dopodiché si setaccia il tutto, in modo da non avere pezzi capaci di spaccarti gli incisivi o farti saltare le otturazioni. Questo è quanto. Da fare magari uno-due giorni prima, essendo i pomodori secchi già salati, è una preparazione che si può consumare a lungo termine. Anche in altre ricetta (tipo gli spaghetti in bianco, per buttarla lì?)

Poi si procede con la fonduta di pecorino. Non grattugio ma taglio a cubetti piccolissimi il pecorino romano e lo immergo nel latte. Basta un’ora per farlo ammorbidire. Poi metto il pentolino su una pentola con acqua bollente per un glorioso bagnomaria. Mescolo con una frusta per eliminare i grumi finché non ho ottenuto la consistenza desiderata.

Ti piace la fava? Senza malizia. Se vuoi una riposta maliziosa, ti dico no. Se vuoi una risposta culinaria, ti dico un sacco. C’ho le fave fresche che è primavera e le rondini scagazzano sui cofani delle auto. É tutto bellissimo, la gente si ama, limona al parchetto e le fave crescono, levandosi possenti dal suolo. Bene, ne ho comprate alcune, le ho liberate dal baccello, lavate, pulite, annusate, abbracciate, sbaciucchiate, ho infuso loro tutto il mio affetto prima si sbollentarle per 12 minuti e saltarle in padella per 2, sempre minuti e poi agghindarle con un pizzichino di sale e unirle alla fonduta di pecorino pronta. Ah, sale pochissimo ovunque, che già pecorino e pomodori secchi fanno salire la pressione a 300.

Cosa m’è rimasto da fare? Ah già, la pasta. Roba di un certo spessore, mi raccomando, ho preso dei rigatoni della Rummo, tenuta di cottura perfetta, 14 minuti promessi sulla confezione, allo scoccare dell’ottocentoquarantesimo secondo, tàc, pasta scolata e unita alla fonduta di pecorino e le fave, ormai amici per la pelle. Distendo la pasta sul piatto e manca solo il tocco finale, una spolverata di polvere di pomodoro. E un bacio sbavoso.

Stay tuna

– Il Disconsiglio: dovrei buttarla facile e, essendo primavera, accompagnare questo piatto meraviglioso e delicato a un Aprite le Finestre di Claudio Villa e Franca Raimondi ma non sono così preistorico. E allora, che ci sorseggiamo co’sto piatto tanto delicato? Qualcosa che faccia contrasto. Gustatelo con un Andrea Schroeder, Where The Wild Oceans End, annata 2014, e poi mi dici.