Aggiorno sempre di meno e questo è male, Molto Male ma sono impantanato in una quantità di casini da risolvere che devo farmi prestare delle mani per contarli tutti. Ok dai, non è una situazione così tragica, volevo condire con un po’ di sontuoso vittimismo l’incipit di questa ricetta in modo da ammorbidire i vostri cuoricini.

Be’, in effetti ho perso il lavoro e devo cambiare casa entro fine anno tornando in condivisione dopo 5 anni di beata solitudine, direi che forse qualche cazzettino per la testa ce l’abbia.

Ma non voglio dilungarmi anche se mi piacerebbe molto parlarti dell’album di The Bones Of J. R. Jones, che di nome reale fa Jonathon Linaberry e fa un folk/blues/country che è una somma superlativa tra Robert Johnson, 16 Horsepower, William Elliott Whitmore e Sparklehorse. Insomma, la lista della spesa sonora di Dark Was The Yearling, album dello scorso anno, è da per-favore-ho-bisogno-di-una-bavetta-grazie.

Ma ripeto, non vado oltre e scivolo sullo scivolo che mi porta dritto al piatto di oggi che richiede la narrazione di diversi passaggi. Qual è sto piatto? Il soufflé di carote viola con cuore di toma di capra, crema di zucca e zenzero e julienne di verza scottata.

Souffle_carote_viola_toma_di-capra_crema_di_zucca_zenzero_verza

Urge conoscere quale e quanta materia prima serve per forgiare un tale giocattolino gastronomico. Lista della spesa (per 2 persone):

– 6 carote viola
– due cucchiai di panna fresca
– un albume
– toma di capra a piacimento che i grammi non contano, dipende da quant’è grande la cocotte
– una zucca napoletana
– mezza radice di zenzero
– brodo vegetale
– mezza verza
– burro
– olio extra-vergine d’oliva
– sale

Parto dalla cattura e cottura delle carote, che pelo e lavo e taglio a tocchetti e salto in padella con un po’ di burro. Allungo con brodo vegetale che ho scongelato dal freezer e che ovviamente ho fatto io (con carota, cipolla e sedano) e dopo 10 minuti, quando tutto è ristretto, aggiungo un cucchiaio di panna fresca e faccio andare con amabile candore a fiamma vivace per poi frullare. Aggiusto di sale.

Faccio raffreddare, afferro l’ovetto a temperatura ambiente, separo tuorlo dall’albume e quest’ultimo lo monto a neve con un pizzico di sale e le mie poderose fruste elettriche.

Incorporo l’albume nelle carote frullate stando attendo a non far smontare l’aria.

Taglio il formaggio di capra a cubetti, concio le formine con burro e pangrattato, verso il composto in ogni terrina incastonando un pezzo di formaggio al centro per farci il cuoricino caseario, parcheggio le formine in una teglia riempita a 1/4 d’acqua e via in forno a bagnomaria a 200° per 20 minuti.

Oh mia bella zucca, vie’ qua che abbiamo un discorso da fare noi due. Ti prendo e ti sbuccio e ti taglio a cubetti e ti salto in padella con una nocina piccina di burro che ti fa sempre bene. Altro giro, altro brodo, sempre vegetale, basta una decina di minuti per renderti morbida a tal punto da poterti frullare. Passo il composto al setaccio e ricaccio tutta la parte liquida sul fuoco facendo ridurre ulteriormente e addensando con un po’ di maizena. Aggiusto di sale.

Con lo zenzero in mano che ci faccio? Lo grattugio e lo schiaffo nella crema di zucca, che mi pare una gran cosa.

Operazione Verza: scelgo una foglia, la lavo e taglio a julienne. Sbianchisco in acqua bollente e scotto poi in padella con un filo d’olio extra-vergine d’oliva.

Oh, ma sti cazzo di soufflé sono pronti? Ohibò, certo che sì. Ancora belli gonfietti, capovolgo e adagio sopra la crema. Poi piazzo qualche pezzettino di verza scottata e mi pare che sia tutto.

Non so voi, ma a me giallo e viola assieme piacciono parecchio come colori.

Stay tuna

Il Disconsiglio: morbido, docile e delicato, te lo dico io cosa ci vuole per accompagnare sto soufflé, un superbo Jon Hopkins, Immunity, annata 2013