Tuna Charts – 13 canzoni dei Clutch che mi scippano la testa

I Clutch sono una delle band più pettinate che conosca, invero una delle mie preferite in assoluto. Nonostante avessi letto diversi articoli e recensioni su di loro negli anni precedenti, li ho ascoltati per la prima volta solo nel 2004 poco dopo l’uscita di Leviathan dei Mastodon: il cantante Neil Fallon è ospite nell’inno Blood And Thunder. Da lì è stato amore eterno.

Clutch

Da sinistra a destra: Tim Sult, chitarra; Dan Maines, basso; Neil Fallon, voce, chitarra; Jean-Paul Gaster, batteria

Faccio una breve bio per chi si fosse perso le puntate precedenti

Nati nel 1990 a Germantown, nel Maryland, i Clutch ci mettono 3 anni per pubblicare il primo album. Gli esordi sono rozzi e affondano le mani fino ai gomiti nello sludge (Transnational Speedway League, 1993; Clutch, 1995), il sound va sgrezzandosi lentamente con Neil Fallon (voce) che sviluppa una certa sensibilità melodica che avrà senso compiuto solo negli anni 00. Certi accessi funky s’infiltrano in Elephant Riders del 1998 – primo album su major – e Jam Room dell’anno successivo ma il primo grande colpo lo battono con Pure Rock Fury 3 anni più tardi: robusto, con un riffing tagliente e maturo, anche il suono complessivo, pur restando abrasivo, ha un’identità ben definita.

Clutch

Più va, però, più i Clutch si appesantiscono e Blast Tyrants (2004) e Robot Hive/Exodus (2005) mostrano canzoni nerborute, chitarre violente ma soprattutto un Fallon capace di tirare finalmente fuori ottimi ritornelli.

Sebbene un’anima bluesy abbia vissuto comodamente nel sound dei Clutch fin dagli esordi, è solo con il duo From Beale Street To OblivionStrange Cousins From The West che questa straripa e si prende la scena. Le chitarre si fanno caldissime, le andature ancora più cariche di groove. Di certo è una fase in cui Fallon e compagni si ammorbidiscono facendo storcere il naso a qualche fan.

Clutch

Ma il tutto dura poco, quando la band torna in pista nel 2013 con Earth Rocker si riaffaccia più viva che mai l’indole heavy, ora però filtrata da una visione hard-blues imprescindibile. Psychic Warfare del 2015 batte la stessa strada del suo predecessore, codificando forse definitivamente il Clutch-sound.

Innegabilmente una band seminale e che ha ridato ossigeno al southern rock influenzando numerose band del giro post-core/sludge dello scorso decennio, soprattutto la scena della Georgia (Mastodon, Baroness, Kylesa). Una delle poche formazioni che in 27 anni di carriera non ha mai avuto nessun cambio.

Vabbè, basta agiografia: beccatevi le 13 canzoni più sbarellanti dei Clutch, secondo il mio apparato acustico.

13. Open Up The Border – Pure Rock Fury, 2001

Un mid-tempo quadrato sorregge un Fallon in vena di denunce ambientaliste e sociali (I have kilo loads of plastic / to trade for pumpkin seeds / living for the trade), la chitarra di Tim Sult fende l’aria con la forza di un mammuth.

12. Abraham LincolnStrange Cousins From The West, 2009

I Clutch non hanno mai nascosto il proprio patriottismo, il palese omaggio ad Abraham Lincoln è una marcetta militare immersa in un’atmosfera drammatica carica di suspence che rilascia tutta la tensione in un possente riff alla Led Zeppelin.

11. 10001110101 – Robot Hive/Exodus, 2005

Il codice binario del titolo non nasconde nessun significato subliminale, come lo stesso Fallon ha avuto modo di ribadire a più riprese. Ciò non riduce l’efficacia di questo hard-funky testosteronico su cui fanno da tappeto le tastiere di Mick Schauer, membro aggiunto per soli due album.

10. Power Player – From Beale Street To Oblivion, 2007

Quando alzano il metronomo, i quattro di Germantown vanno spediti come una macchina da corsa, questo è un vero assalto all’arma bianca con la batteria di Jean-Paul Gaster invero tellurica.

9. The Incomparable Mr Flannery – Robot Hive/Exodus, 2005

Il bello è che certi riff sono vecchi come il cucco eppure suonano freschi ed efficaci. Quello portante di The Incomparable Mr Flannery ha l’odore sulfureo del crossover con una decina d’anni di ritardo eppure è un fortissimo calcio nel culo.

 

8. Profits Of Doom – Blast Tyrant, 2004

Riferimenti biblici a iosa per una sberla a mano aperta che nasce su un tentacolare giro di basso. Il ritornello è uno tsunami di granito che spazza via tutto.

7. The Regulator – Blast Tyrant, 2004

La prima volta che i Clutch registrano una chitarra acustica in un album lo fanno piazzando uno dei loro brani più amati dai fans. L’orizzonte tremula sferzato dal caldo, il deserto intorno è una fornace, il sole è un tuorlo incandescente che cola a picco negli abissi della notte.

6. Worm Drink – Blast Tyrant, 2004

La metà esatta di Blast Tyrant è scandita da questo sgambettante funky sudista in cui gli ululati centrali suonano come un rituale voodoo. Eccovi i Funk Sabbath.

5. Earth RockerEarth Rocker, 2013

Più invecchiano, più accelerano il passo, sembra un controsenso eppure è così. La title track del loro penultimo album ha l’attitudine della punk-song, un messaggio per entità aliene: I’m an earth rocker! Everybody hear me now. Cari ET, siete avvertiti.

4. Crucial VelocityEarth Rocker, 2013

Alle mazzate, siamo alle mazzate in uno dei migliori ritornelli di sempre confezionati da Fallon: linea vocale dritta, andatura scavezzacollo. Se non alzi il volume, sei uno sfigato.

3. Electric Worry – From Beale Street To Oblivion, 2007

Uno shuffle blues sotto steroidi. Il riff portante e parte del testo sono una rivisitazione di un classico del Delta Blues, Fred’s Worried Life Blues di Mississippi Fred McDowell. I Clutch ci mettono elettroni e ormoni in una cavalcata da urlo.

2. Burning BeardRobot Hive/Exodus, 2005

Tutto in tempi dispari e sincopi uno degli inni della band, in Burning Beard tornano tematiche bibliche e filosofiche, Fallon ribadisce la sua caratura di paroliere colto attingendo a numerosi campi del Sapere. Il brano in sé è una scorribanda southern che non fa prigionieri.

1. X-Ray Visions – Psychic Warfare, 2015

Non fosse altro perché, dopo 25 anni di carriera, sulla soglia dei 50 anni a testa, i Clutch riescono a dar vita a un brano del genere, meriterebbero un posto di riguardo nella Storia del Rock. Provateci voi a star fermi di fronte al groove trascinante di X-Ray Visions, che ha anche un video pettinatissimo. Ecco, io devo muovere le chiappe, subito.

Se volete ascoltarvele tutte d’un fiato, ho preparato una playlist ad hoc

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