Crocchette di manioca ripiene di Blue Stilton con salsa piccante di umeboshi, micro-pak choi “Pianta Natura”

Ammetto l’ignoranza, non conoscevo il progetto Syndrome di cui è unico titolare Mathieu Vandekerkhove, uno dei due chitarristi dei belgi Amenra. L’ho scoperto venerdì 24 febbraio a Santeria Social Club a Milano, prima del concerto della sua band madre che sta portando in giro il bellissimo Alive, album acustico uscito ad aprile dello scorso anno.

L’umore di Syndrome è cupo e avvilito, proprio come quello della formazione da cui proviene. Il set è durato mezz’ora, ovvero la durata del recente ep Forever And A Day, un’unica traccia di formidabile poesia introspettiva.

Syndrome Forever And A Day

Idealmente il “brano” si divide in 3 tronchi o movimenti. Vandekerkhove, seduto spalle al pubblico, ha creato un’atmosfera plumbea ma nel contempo toccante. In fondo al palco, su uno schermo, scorrevano le immagini del “film” di cui l’ep è l’ideale colonna sonora.

Forever And A Day scorre come un torrente che trasporta i detriti dell’anima, una sorta di spurgo delle sensazioni negative. É catarsi allo stato puro che si fa via via più possente man mano che Mathieu aggiunge strati di suono ai giri di chitarra che manda sulla loop station.

Il decadentismo di questa suite sgorga da una costante compenetrazione di generi: dai delicati arpeggi post rock alle sospensioni ambient, passando per le escoriazioni del drone, Mathieu ha trovato la cifra stilistica perfetta per dar fondo ai suoi dolori.

Sicuramente non per tutte le orecchie, ma se doveste ascoltarlo, rigorosamente in cuffia, luce spenta, occhi chiusi.

Ah, che bello quando acchiappo dei dischi da consigliarvi, Follouà. Tanto a voi non ve ne frega un cazzo, ma il bello è questo: soliloqui tonnati e inascoltati, questa è la mia mesta esistenza.

Ma so io come farvi rizzare gli antennini dell’attenzione. Appena attacco a parlare di cibaglie vi s’inturgidiscono i lobi delle orecchie, piccoli sgargiuli che non siete altro.

Prima di narrarvi l’epopea fornelliera che mi ha condotto a coniare il piatto di oggi, devo citare Pianta Natura, una piccola azienda di Cornate d’Adda, in provincia di Monza, che produce microortaggi e piante poco conosciute dall’alto valore nutrizionale. Sul sito microortaggi.it trovate tutte le info che vi servono, nonché lo shop.

Mi hanno contattato tramite i miei canali (o canili, come ogni tanto mi va di chiamarli) e mi hanno proposto di preparare qualche ricetta con qualche loro prodotto. Ho accettato, così dopo un sommo concilio in cui mi sono confrontato col mio sagace Neurone Fritto, consigliere di mille e un piatto ciccione, ho deliberato queste Crocchette di manioca ripiene di Blue Stilton con salsa piccante di umeboshi, micro-pak choi “Pianta Natura”.

Crocchette di manioca ripiene di Blue Stilton con salsa piccante di umeboshi, micro-pak choi "Pianta Natura"

Cosa ci vuole affinché 4 persone dotate di papille gustative funzionanti possano goderne? Codesto ingredientume:

una manioca o forse anche due
– 200 g di Blue Stilton (o se preferite il Roquefort va bene uguale ma se siete fissati col meidinitali, pigliatevi il Gorgonzola purché non mi stressiate l’anima: ma quello buono, non quello fetecchio che sta accanto alle sottilette, se dovete fare i ganzi, fatelo bene)
– farina di grano duro
– acqua fredda
– pangrattato
– micro-pak choi Pianta Natura
– salsa piccante di prugna umeboshi (l’ho comprata, non mi metto mica a fermentare le prugne in casa, abbiate pietà se non sono cosìbbiologgico)
– sale fino
– olio di semi d’arachide o di aracnide se siete entomofagi

La manioca, senza girarci intorno, ha la forma di un gran ciollone marrone. Taglio le estremità, taglio lungo la parte centrale per eliminarla perché è dura e cortecciosa, riduco la polpa a cubetti che sbollento in una pentola, ovviamente con acqua calda non salata.

Dopo circa 15 minuti la manioca è così molliccia che, una volta scolata per bene, si fa schiacciare con una forchetta senza opporre resistenza. Io comunque uso lo schiacciapatate.

Be’, adesso è tutto facilissimo. Appallottolo la manioca schiacciata dopo aver messo un pizzico di sale, non uso uova o pangrattato, è abbastanza amidacea e la struttura regge da sola. Scavo un pirtuso col dito che diventa il talamo per un pezzo di Blue Stilton o qualsiasi altro formaggio erborinato e puzzolente vogliate usare, qualora decideste di trasgredire le mie severe prescrizioni casearie. Infedeli.

Richiudo e ri-appallottolo. Così per tutte le crocchette fino a esaurimento scorte di purea di manioca.

Preparo una pastella molto densa di acqua e farina di grano duro, da un pezzo ho sostituito l’uovo nelle panature. Vado a occhio, mi regolo con la viscosità dell’amalgama. Passo le crocchette in questa pastella, poi nel pangrattato. Stop.

In un pentolino scaldo l’olio di semi di arachide e tengo sott’occhio la temperatura con un termometro da cucina col sondino. L’olio non deve superare i 180°, poco più in la raggiunge il punto di fumo, circa 190°. Scaglio le crocchette che in pochi secondi si sigillano. Appena sono cotte, fuori dai coglioni, lì ad asciugare su un apposito foglio di carta assorbente per fritti.

Minchia, raga, è gia pronto. Su un piatto dispongo le crocchette, ne spacco una per mostrarvi come lo Stilton eiacula voluttuoso dal centro, e su ognuno verso, con un cucchiaino, un po’ di salsa di umeboshi. Sopra, adagio il mini pak choi Pianta Natura, che a crudo è la morte sua. Mi siedo, mangio, rutto, come dicevano gli imperatori romani.

Stay tuna