Questo potrebbe essere l’ultimo appuntamento della Guida Minchiolìn sul blogghe. Lo dico, eh. Mi sono stancato, questi post richiedono troppo tempo e sto pianificando un cambiamento dei contenuti del sito. Continuerò comunque sia su Facebook che su Instagram a pubblicare le mie scorribande per ristoranti vari ed eventuali, non solo a Milano ma ovunque mi trovi, mantenendo fede alla mia missione-trasparenza: vedrete anche gli scontrini, senza trucco e senza inganno.

SOLITO DISCLAIMER

I prezzi indicati si riferiscono a ciò che ho pagato di tasca mia da normale cliente – quindi, senza mai presentarmi come fudbloggah o presunto tale – e come quota singola. Nei paragrafi non ho menzionato tutte le portate che ho mangiato, quindi le cifre che vedete possono comprendere anche altro. Ho sempre ordinato almeno 2 portate. C’è sempre del vino di mezzo, bottiglia o calice è specificato – per la boccia il prezzo pagato ne comprende una parte “alla romana” – perché chi non beve mentre mangia è un po’ tristomane (ma anche prima, anche dopo).  

Non è una classifica – non faccio classifiche – è un compendio in ordine Alla Cazzo.  Non ci sono sentenze, solo le mie personalissime opinioni. Se qualche ristoratore dovesse arrabbiarsi: Fatti Suoi: sottoporsi a pareri negativi, e non solo ai “Bene, Bravo, Bis!”, fa parte del mestiere.

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TRATTORIA BELTRAMÉ

Via Francesco Lomonaco 13b, Milano – www.trattoria.bertame.it

In principio era officina e rivendita di moto. Lo è ancora nel locale adiacente. La trattoria è una costola, un ampliamento del progetto sui cui muri campeggiano fieri i ferri del mestiere: cacciaviti, tenaglie, altre diavolerie che da non appassionato di motori mi sono sconosciute.

Il servizio all’inizio è un po’ pressante, almeno nella fase pre-ordinazione, la cameriera si avvicina al tavolo almeno 3 volte a chiedere se si potesse ordinare come se la chiusura della cucina fosse imminente. Sono solo le 21, eh. Durante la serata le cose migliorano.

Il menu non offre capriole d’avanguardia ma si difende con piatti di sostanza. Di battute di manzo ne ho mangiate di migliori ma il risotto con zucca, gorgonzola e castagne ha una buona armonia, complice anche la lieve sapidità data dalle briciole di prosciutto. Cottura del riso perfetta.

Il petto d’anatra con arancia e miele e cremoso di zucca e cime di rapa è un po’ fuori fuoco: la carne è troppo cotto – l’anatra si serve rosata – il cremoso è in realtà una purea spiaggiata sopra delle cimette che al palato ricordano degli spinaci surgelati. Va molto meglio con la guancia di vitello cotta a bassa temperatura servita con un flan di carote, per tagliare la carne basta fare una leggera pressione con la forchetta.

Con bottiglia di vino, 51 €.

Risotto con zucca e gorgonzola Petto d'anatra con arancia e tortino di spinaci e carote

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FUD – BOTTEGA SICULA

Via Casale 8, Milano – www.fud.it

É stata una delle aperture più chiacchierate dello scorso anno anche grazie alle capacità imprenditoriali del suo mentore Andrea Graziano. Ne testai la qualità già a Catania nel primo locale aperto in ordine cronologico – arrivò poi quello di Palermo – durante il mio primo #TonnoInTour del 2016.

Le buone impressioni che ricordavo non sono state tradite, nonostante non gradisca l’invadenza di certe salse che, più che a far da supporto mettono fuori gioco gli altri sapori.

Tutti i panini in lista hanno nomi in inglese trascritti per come vengono pronunciati, il marchio stilistico del brand.

Le patate fritte sono fatte a mano e si vede, croccanti e asciuttissime. L’Ors Burger, con polpetta di carne di cavallo, insalata e canestrato al pepe (un pecorino giovane tipico della Sicilia) spinge parecchio, alcune gocce di aceto rendono l’insieme meno monotono.

Il Uestern porta in dote salsiccia di bufalo ragusano, provola affumicata delle Madonie, melanzane grigliate salsa barbecue, guanciale di suino nero dei Nebrodi. Qui le melanzane sono indietro di cottura e quindi troppo tenaci alla masticazione, la salsa a mio avviso è troppa e tende a opprimere sia la carne che il formaggio. Gliene calerei un goccino in meno.

Con acqua, 21 €.

Ors Burger

Uestern hamburger

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MAOJI

Piazza Aspromonte 43, Milano – www.facebook.com/maojistreetfood

Non essendo mai stato in Cina non posso confermare o smentire se quello proposto da Maoji sia vero street food cinese o meno. Posso affermare però che avendolo testato a pranzo ed essendo poi stato tutto il pomeriggio a zonzo a far cose senza accusare la minima sofferenza, la promozione non può che essere dietro l’angolo.

Certo, non basta la sola facilità digestiva. Parliamo di sapori. La salsa alla pechinese che accompagna gli spaghetti è una sorta di sugo freddo di carne, il rosso però non è pomodoro. Il cetriolo d’accompagnamento può apparire sacrilego agli occhi di un italiota, in bocca invece rinfresca e smorza la scarica umami della salsa.

Sui ravioli c’è da lavorare. Quelli con edemame si sfaldano appena li sfiori e non hanno carattere, quelli ripieni di carne di maiale non lasciano grandi ricordi. C’è di meglio in giro.

Picchia il piccante dei calamari serviti in scodella di fuoco e sono molto gustose le polpette di polpo – si chiamano takoyaki, che però sono giapponesi – col katsuobushi che si contorce per via del calore.

La salsiccia cinese fritta è, in soldoni, un wurstel fritto condito con spezie, su cui svetta il cumino. Trascurabile nel suo sapore industriale.

Le cose belle però arrivano prima con i bao con carne di manzo uno, di maiale l’altro, soffici come una nuvola, poi con la roba da temerari: durelli di pollo in agrodolce con un lieve piccante e l’intestino di maiale, una delle cose che mi mandano veramente fuori di testa della cucina cinese, entrambi eseguiti senza la minima imperfezione.

Con birra grande, 27 € a testa, eravamo in tre.

Takoyaki polpette di polpo giapponesi

Spaghetti al ragù

 

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BULALUHAN SA MILAN

Via Popoli Uniti 7, Milano – www.facebook.com/bulaluhansamilan

A Milano, nascosti nel sottobosco ci sono diversi locali di cucina filippina, complice la presenza di una folta comunità proveniente dall’arcipelago del Sud Est Asiatico.

Probabilmente un po’ europeizzati nelle esecuzioni, i piatti di Bulaluhan sono semplici e incisivi nella loro brutalità. Se il bulalo è un bollito di ossobuco che passa senza colpo ferire (la carne non è di primissima scelta, va detto), il bopis (polmone e fegato di manzo saltati con latte di cocco e pomodoro) è una bella legnata, dritta e determinata. E non le manda a dire neanche il bizzling sisig, orecchie e muso di maiale saltati a tocchetti con uovo e limone: l’acidità è salvifica per ripulire la furibonda grassezza di tutto sto tripudio di proteina animale, che arriva al tavolo sfrigolante su una piastra in ghisa.

In fase digestiva, il bopis bussa cordialmente alla porta più volte.

Con la birra, ci si sfonda con soli 18 €.

Bopis

Sisig

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PORCHETTAMI

Via Bassini 47, Milano – www.porchettami.it

Una stanza bianca, qualche sgabello con mensola d’appoggio ai muri, un bancone in fondo su cui troneggia un maiale intero tramutatosi in porchetta.

Non servono fronzoli, d’altronde, per uno dei cibi di strada più rinomati (e spesso, male imitati) d’Italia. La commessa al bancone mi dice che i prodotti vengono dal Lazio, garantisce.

La porchetta, oltre a pochi altri salumi in vista e dei pecorini, è a panino o da asporto. Mi faccio imbottire un avambraccio con sola porchetta e, ovviamente cotenna, e vado in delirio da croccantezza misto a sapidità e aromaticità.

Mentre mangio il panino entra un ragazzo che ordina della porchetta da asporto e alla domanda della commessa “metto anche la cotenna?” lui risponde quasi inorridito “No!”. Solo un accesso di civiltà mi trattiene dall’alzarmi tutto sporco di porco sul muso e rifilargli due ceffoni. Quello è oro, pezzo di fighetto! Ma desisto, il metodo Montessori che vorrei applicare non avrebbe effetti positivi.

Ho ancora spazio, indico la costruzione di un secondo panino, stavolta con coppa di testa aromatizzata con scorza d’arancia che è la fine del mondo e anche del mio equilibrio mentale perché ne vorrei far fuori mezzo chilo. Brutalissima nonché ciccionissima.

Appena pago la commessa mi notifica che, la prossima volta, se voglio ci mette anche i fegatini de puerco nel panino con la porchetta. Stavo per dirle che la “prossima volta” potrebbe accadere tra qualche secondo ma attivo i neurotrasmettitori del senso di sazietà e mi prometto di tornare.

Due panini, 7 €. Un affare.

Panino con porchetta

Panino con coppa di testa

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RATANÁ

Via Gaetano de Castillia 28 – www.ratana.it

Cesare Battisti e il suo Ratanà a Milano non hanno bisogno di presentazioni. Da 10 anni questa osteria ripulita da ogni grossolanità porta avanti un discorso di sperimentazione e reinterpretazione della cucina milanese e lombarda.

Quando vado è novembre inoltrato e a pranzo ho bisogno di calorie per affrontare la giornata uggiosa. Le tagliatelle al ragù di maiale fanno le capriole, il sugo è netto e vigoroso e si sente che la carne è di pregio. Sarà un po’ difficile, però, digerire durante il pomeriggio.

Sono tentato dal galletto con crema di carote così mi ci metto d’impegno dispensando dall’uso delle posate: il pollo si mangia con le mani. La carne è tenerissima e succulenta, la pelle in alcuni punti lievemente croccante è bagnata col suo fondo di cottura. La crema di carote stuzzica con quel dolce minerale tipico dell’ortaggio ma c’è una puntina di burro in più nella mantecatura.

Con calice di vino, 45 €.

Tagliolini al ragù di maiale

Galletto con carote

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DA MARTINO

Via Farini 8, Milano – damartino1950.com

Sebbene sia una ruspante trattoria di stampo toscano, Da Martino è famoso per cotoletta e pizza in teglia, due must meneghini.

Io però bypasso, quanto meno la pizza. Anche perché un lievitato arriva ugualmente come antipasto, pezzi di pizza fritta conditi con una fenomenale spalla cotta che va a braccetto con acido-amaro di una lappata di stracchino.

La trippa alla quercetana è un piccolo paradiso adiposo, con un sughetto asciutto ma necessario per mantenere umidità nel piatto, che con una spolverata di parmigiano tocca vette d’un certo lusso.

Non mi fermo qui. Le linguine al ragù di coniglio hanno quel piglio rustico che devono avere, portando in dote una sfumatura di vino rosso forse un po’ tardiva ma che tutto sommato non stona.

Esclusa la pizza, non posso dribblare anche il secondo vanto del locale. La cotoletta è un bel continente di dorata panatura che occulta una carne fine, nel senso di raffinata. Ciò che mi disturba è l’insalata che sta parcheggiata sopra, non perché non la gradisca ma perché il calore rovina le delicate foglie della verdura. Errore che compiono in tanti, là fuori

Con bottiglia di vino, 49 €.

Trippa alla quercetana

Cotoletta alla milanese

Stay tuna